Interno, sera. Tabaccheria The Brooklyn Cigar Co.
Paul e Auggie entrano nel locale buio. Auggie accende la luce e va dietro il banco a prendere i sigari. Intanto Paul vede una macchina fotografica vicino al registratore di cassa.
PAUL Sembra che qualcuno abbia dimenticato una macchina fotografica.
AUGGIE (voltandosi) Sì, io.
PAUL E’ tua?
AUGGIE Sì, è un aggeggio che ho da un sacco di tempo.
PAUL Non sapevo che facessi fotografie.
AUGGIE (porgendo i sigari a Paul) Penso si possa chiamare un hobby. Non mi prende più di cinque minuti, ma lo pratico ogni giorno. Con la pioggia o col sole, con la neve o col vento. Un po’ come i postini. (Pausa). Qualche volta ho l’impressione che l’hobby sia il mio vero lavoro e che il lavoro serva solo a pagarmi l’hobby.
PAUL Quindi non sei soltanto uno che passa i giorni qui dentro a dare il resto.
AUGGIE Questo è ciò che vede la gente, ma non è necessariamente ciò che io sono.
PAUL (guardando Auggie con occhi nuovi) Come hai cominciato?
AUGGIE A far fotografie? (Sorride) E’ una lunga storia. Ci vorrebbero almeno due o tre bicchieri per raccontarla.
PAUL (annuendo) Guarda un po’, un fotografo…
AUGGIE Be’, non esageriamo. Faccio fotografie. Inquadro qualcosa nel mirino e schiaccio il pulsante. Non è il caso di menarla tanto con tutte quelle cazzate sull’arte.
PAUL Un giorno vorrei vedere le tue foto.
AUGGIE Perchè no…Dato che ho letto i tuoi libri, non vedo perchè non dovrei mostrarti le mie foto. (Pausa. improvvisamente imbarazzato) Sarebbe un onore.
Auggie e Paul sono seduti al tavolo di cucina. A parte qualche contenitore aperto di cibo cinese, il piano è quasi interamente occupato da grandi album di fotografie con la copertina nera. In tutto sono quattordici, e sulla costola di ciascuno c’è l’annata, dal 1977 al 1990. L’album del 1987 è aperto sulle ginocchia di Paul. Primo piano di una pagina dell’album con sei foto in bianco e nero dello stesso posto: l’ angolo fra la Terza Strada e la Settima Avenue alle otto del mattino. Nell’angolo in alto a destra di ogni foto c’è una piccola etichetta bianca con la data: 9.8.87, 10.8.87, 11.8.87 eccetera. Paul volta pagina e vediamo sei foto analoghe a quelle di prima. Paul volta pagina di nuovo: stessa cosa. Un’altra pagina: stessa cosa.
PAUL (stupefatto) Sono tutte uguali.
AUGGIE (sorridendo, fiero di sè) Esatto. Più di quattromila foto dello stesso posto: l’angolo tra la Terza Strada e la Settima Avenue alle otto in punto del mattino. Quattromila giorni uno dopo l’altro fotografati con ogni sorta di tempo. (Pausa). Ecco perchè non posso mai prendermi una vacanza. Devo essere là ogni mattina. Ogni mattina nello stesso posto allo stesso momento..
PAUL (sbigottito. Gira una pagina, poi un’altra) Non ho mai visto niente del genere.
AUGGIE E’ una mia idea. Si potrebbe chiamare il lavoro di una vita.
PAUL (depone l’album e ne prende un altro, sfoglia le pagine e vede la stessa cosa. Scuote la testa sconcertato) Incredibile. (Cercando di essere cortese) Ma non sono certo d’averne colto il senso. Voglio dire, com’è che ti è venuta l’idea?
AUGGIE Non lo so, mi è semplicemente venuta. Quello è il mio angolo dopotutto. E’ una piccolissima parte del mondo, ma le cose succedono lì come dappertutto. Questa è una cronaca del mio angolino.
PAUL (sfogliando l’album e scuotendo ancora la testa) Sono senza parole.
AUGGIE (sempre sorridendo) Non capirai mai se non rallenti, mio caro.
PAUL Che vuoi dire?
AUGGIE Che vai troppo in fretta. Quasi non le guardi, le fotografie.
PAUL Ma sono tutte uguali.
AUGGIE Il posto è lo stesso, ma ogni foto è diversa dall’altra. Ci sono le mattine col sole e quelle con le nuvole, c’è la luce estiva e quella autunnale. Ci sono i giorni feriali e quelli festivi. C’è la gente con cappotto e stivali e gente in calzoncini e maglietta. Qualche volta la gente è la stessa, qualche volta è diversa. E talvolta la gente diversa diventa la stessa mentre quella di prima scompare. La terra gira intorno al sole e ogni giorno la luce del sole colpisce la terra con un’inclinazione diversa.
PAUL (sollevando gli occhi dall’album e guardando Auggie) Rallentare, eh?
AUGGIE Si, questo è il mio consiglio. Sai com’è: domani e domani e domani, il tempo scorre a piccoli passi.
Primi piani dell’album. Le foto, una per volta, occupano tutto lo schermo. L’idea di Auggie scorre davanti ai nostri occhi: lo stesso posto alla stessa ora in diversi momenti dell’anno. Primi piani delle diverse facce di ogni foto. In foto differenti appaiono le stesse persone che qualche volta guardano l’obiettivo, qualche volta altrove. Dozzine di fotogrammi. Infine vediamo un primo piano di Ellen, la moglie di Paul. Primo piano della faccia di Paul.
PAUL Gesù guarda, è Ellen
La cinepresa si allontana. Auggie è chino sulla spalla di Paul che indica la faccia di Ellen.
AUGGIE Sì, è lei. Compare in parecchie foto di quell’anno. Credo che stesse andando al lavoro.
PAUL (commosso fino alle lacrime) E’ Ellen, guardala, guarda il mio dolce amore.
Dissolvenza in chiusura.
Ovviamente non e’ farina del mio sacco, anche se ovviamente mi piacerebbe.
E’ farina del sacco di Paul Auster.
E P.A. e’ uno che, a un certo punto della tua vita, ti poggera’ una mano su una spalla e ti dira’ : -Ascolta, che mo te lo dico io -.